Jérémy Appert: «In risposta a ciò e spinto dal bisogno di ritrovare la libertà, cerco di cogliere la volontà di questi esseri di crearsi spazi di liberazione.»
Profilo breve
Jérémy Appert è nato in Normandia nel 1990. È un artista autodidatta che si dedica all’esplorazione del suono, dell’immagine e dell’installazione. La serie «Ilinx», realizzata a Marsiglia, è stata presentata all’edizione 2024 di Circulation(s), il festival dedicato alla giovane fotografia europea, e ha vinto il premio del pubblico, con il sostegno di WhiteWall e altri.

Intervista a Jérémy Appert
Puoi raccontarci come sei diventato fotografo? E puoi dirci qualcosa anche sulle tue foto?
Ho iniziato a sviluppare una pratica artistica mentre vivevo come vagabondo per le strade di Victoria, in Canada, dopo aver sofferto di un esaurimento nervoso. Questo ha rinnovato radicalmente il mio rapporto con il mondo e mi ha portato a prestare attenzione alle forze alienanti che possono agire sugli individui, siano esse di natura politica, sociale, economica o tecnologica. In risposta a ciò e per il bisogno di ritrovare la libertà, cerco di documentare la volontà di queste persone di crearsi spazi di liberazione.

Foto: Jérémy Appert
Puoi raccontarci qualcosa della serie per cui hai vinto il premio del pubblico a Circulation(s)? Come è nata l’idea del tema, della scelta dei colori e della composizione?
È una serie che mostra in modo onirico un luogo di confronto, un luogo in cui si sperimentano i propri limiti e quelli del mondo, un luogo in cui ci si misura con le forze della natura. A Marsiglia, come altrove, il salto dalla scogliera è praticato come rituale di iniziazione, come ricerca ordalica autodeterminata. Il titolo Ilinx (ίλινξ) deriva dal greco antico e significa “vortice d’acqua”; in greco è anche la radice della parola “vertigine” (ílingos).
Il processo di ripresa è molto istintivo, perché sono immerso nel ribollire degli elementi, una mano si aggrappa alla roccia o cerca di nuotare, mentre l’altra scatta a velocità vertiginosa, mentre sono abbagliato dal sole che mi si presenta di fronte. Per preservare la forza sensoriale delle immagini, però, mi rifiuto di fotografare attraverso il mirino e preferisco tornare nel caos. Attraverso questa moltitudine di immagini apro un abisso nel quale mi addentro durante la fase di elaborazione e cerco di trovare un ordine.

Foto: Jérémy Appert
Cosa ti ispira in generale?
Sono un collezionista e mi lascio assorbire da tutte le forme di espressione, che si tratti di parole, forme o individui. Nel corso del tempo si crea così un palinsesto in sospeso. E poi, un giorno, da un volume, un gesto, un materiale, ma soprattutto da una frase o da un fallimento, nasce un’ibridazione che apre una strada da esplorare.
Per Ilinx ho potuto trovare una direzione o una conferma nella resistenza contemplativa delle figure di Friedrich, nell’onda mostruosa di Courbet, nell’esperienza dell’immensità all’opera di Guo Xi, nel canto del mare e nello scontro sordo dei corpi che ne colpiscono la superficie, negli scritti di Homer & Quignard, nell’inerzia del sole mediterraneo, nella ricerca di fusione di Werner Herzog, nella leggerezza di Schubert e nel mio fascino per il vuoto.

Foto: Jérémy Appert
Quali carte e materiali vorresti ordinare per questa serie o quali vorresti "provare"?
Vorrei approfittare di questa offerta di WhiteWall per scoprire le cornici bianche in stile Pop Art, che conferiscono alla stampa un effetto di sospensione e, allo stesso tempo, grazie ai loro bordi trasparenti, ne esaltano la dimensione eterea. Inoltre, sarei interessato a provare la stampa a pigmenti Fine Art sotto plexiglass. Sono consapevole che lo spessore del materiale può neutralizzare la leggerezza dell'immagine, ma sono curioso di vedere come ciò possa aumentare la profondità del colore e quale influenza abbiano i riflessi sull'estetica lattiginosa della serie.

Foto: Jérémy Appert




